Serie A2   28/10/2009



Il grande ex terzino della Nazionale, ora allenatore in Svizzera, parla di hockey a 360°. Tante domande con uno dei più grandi hockeysti della storia italiana.


Uno dei personaggi più storicamente rilevanti del mondo dell’hockey italiano è certamente Erwin Kostner, padre della farfalla del pattinaggio Carolina, e zio della regina dei paletti Isolde. Il curriculum parla chiarissimo: venti anni di carriera, 4 scudetti (3 con il Gardena nel 1976, 1980, 1981 e uno nel Bolzano 1990), 212 partite con la maglia azzurra tra il 1976 e il 1992, le Olimpiadi di Sarajevo 1984… insomma, c’è un vero monumento del movimento hockeistico italiano dietro il nome Erwin Kostner. Nato il 7 aprile 1958 a Bressanone, tutta la carriera passata tra l’H.C. Gardena e il Bolzano, ha smesso al termine della stagione 1996.

Ora Kostner è in Svizzera, ed è alla seconda stagione  come allenatore dell’Hc Thurgau, squadra della serie A2 elvetica, dopo aver comandato per tre stagioni sulla balaustra del Giovanili Discatori Turrita di Bellinzona. Abbiamo deciso di raggiungerlo telefonicamente (e di questo lo ringraziamo per la disponibilità) per farci raccontare la sua esperienza, e come un profondo conoscitore di hockey come lui veda il nostro Campionato.


LIHG: Salve Signor Kostner, innanzitutto parliamo della sua avventura svizzera. Come va la seconda stagione alla guida del Thurgau? Al giorno d’oggi (29 ottobre 2009) la squadra è nona il classifica con 13 punti.


Erwin Kostner: Salve a tutti i lettori di LIHG.it. Bè diciamo che potrebbe andare meglio. Soffriamo di troppe difficoltà nella fase difensiva. Sono conscio che ci vorrà del tempo per instaurare nei miei giovani giocatori la tranquillità necessaria per reggere sessanta minuti con la massima concentrazione. Nonostante questo ci tengo a dire che qui mi trovo benissimo, la città di Weinfelden mi piace e il gruppo di giocatori lavora molto bene.


LIHG: Per qualificare il livello della LNB (la seconda divisione svizzera, dove gioca il Thurgau), a che cosa possiamo paragonarlo? Una via di mezzo tra la nostra Serie A e la A2?


EK: Diciamo che il campionato è diviso in due, con le squadre di testa che sono effettivamente molto forti, al livello della nostra Serie A. Tutte le squadre hanno giocatori molto validi, il ritmo delle partite è sempre alto, visto che moltissime squadre riescono a schierare quattro linee di valore. Quello che fa la vera differenza sono gli stranieri: ogni squadra ne può avere soltanto due, e i best team hanno stranieri di valore assoluto che fanno la differenza. Le difese spesso sono un po’ “allegre”, a causa della bassa età media, e l’esperienza, come si sa, non la regalano al mercato. Però sono convinto che con impegno e concentrazione si possa battere ogni avversario, come ad esempio abbiamo fatto noi lo scorso 6 ottobre battendo per 6 a 3 lo Chaux de Fonds, squadra tra le favorite alla vittoria finale.


LIHG: Vista la sua grande esperienza hockeistica tra Italia e Svizzera, cosa porterebbe da noi del campionato svizzero e viceversa?


EK: Dalla Svizzera certamente porterei la grandissima organizzazione delle società. La professionalità è altissima in ogni squadra, ad esempio la preparazione a secco inizia già verso la fine mese di aprile, mentre la quella sul ghiaccio ad agosto. Dell’Italia mi piace molto l’abbondanza di talento che sta crescendo sulle nostre piste, tanti giovani che si stanno già facendo valere nonostante la giovane età.


LIHG: Lei segue i massimi campionati italiani dalla Svizzera, che cosa pensa della nostra Serie A e A2?


EK: Mi devo ripetere, ma ci tengo a sottolineare l’assoluta bontà dei nostri giovani. Ci vorrebbe forse un po’ più spazio per loro in certe società, ma vedo che ci sono già una decina di ragazzi che hanno la possibilità di sfondare e imporsi negli anni a venire. Il livello inoltre mi sembra decisamente valido, anche grazie a stranieri ben dotati tecnicamente.


LIHG: Per quanto riguarda l’hockey del futuro crede che la strada migliore sia quella della EBEL (la lega austriaca) che raccoglie squadre di altri paesi come Slovenia e Ungheria? Hanno invitato anche il Bolzano, che però ha rifiutato.


EK: No, personalmente non credo sia questo il futuro. Mi auguro che si continui con questo sistema e che il Bolzano rimanga sempre nel nostro campionato, altrimenti perderemmo una grandissima quantità di carisma. Già il prodotto hockey è molto difficile da vendere in Italia, schiacciato come tutti gli altri sport dal calcio, la perdita di una squadra sarebbe una vera mazzata per tutto il movimento.


LIHG: E cosa pensa della squadra della sua valle, l’HC Gherdeina? Lei ha giocato e vinto per molti anni con la squadra della sua vallata, come la vede quest’anno?


EK: Seguo moltissimo la stagione del Gherdeina, e spero che riescano a migliorare la scorsa stagione arrivando in finale. Come nella nostra LNB, anche in Serie A2 spesso dipende dagli stranieri, ma mi sento di dire che gli acquisti sono stati azzeccati da questo punto di vista (la linea Wallenberg – Bernakevitch – Perna è una delle più prolifiche del campionato nda). Quello che mi farebbe molto piacere sarebbe vedere che viene inserito qualche giovane in linea con gli stranieri, al fine di rendere pericolosi più blocchi d’attacco. L’attuale presidente Stefan Prinoth era direttore sportivo ai miei tempi, dunque lo conosco benissimo, e gli faccio un grosso in bocca al lupo per il resto della stagione!


Ecco l'edizione 2009-2010 del Thurgau, Erwin Kostner è il quarto in basso da sinistra


LIHG: Passiamo al discorso nazionali, ricordando che lei ha giocato l’Olimpiade a Sarajevo nel 1984 ottenendo una vittoria per 6 a 1 sulla Polonia. Chi pensa possa vincere alle prossime Olimpiadi Invernali?  La Svezia potrà fare tripletta di ori?


EK: A Vancouver vedo come favorite, al 50% a testa Russia e Canada. Si sono disputate gli ultimi due mondiali (sempre vincente la Russia nda) e possono vantare un numero e una qualità di giocatori assolutamente impressionante. Diciamo che il vantaggio psicologico russo di aver vinto gli ultimi due mondiali sui canadesi è annullato dal fatto che la squadra della foglia d’acero giocherà in casa, e dunque ogni giocatore che indosserà la maglia biancorossa vorrà dare il massimo per entrare nella leggenda. Attenzione poi alle solite note, Svezia, Finlandia e Repubblica Ceca, che in partita secca possono battere chiunque se prendono la giornata giusta. Sarà l’ennesima Olimpiade combattutissima per l’hockey, ed è bello così.


LIHG: Infine uno sguardo alla nostra nazionale, della quale lei ha indossato la maglia per 212 volte,e che disputerà i prossimi Mondiali Gruppo A in Germania. Il girone con Canada, Svizzera e Lettonia non è tra i più facili, i nostri ragazzi ce la possono fare a salvarsi secondo lei?


EK: Non sarà facile. Come per tutte le squadre che arrivano al Gruppo A dopo aver vinto la Prima Divisione siamo stati inseriti in un girone tosto, ma abbiamo le carte in regola per fare bene. Ci sono almeno tre squadre che sono di livello pari al nostro, quindi credo che giocando concentrati le partite importanti potremmo riuscire a salvarci. Soffrendo, perché siamo l’Italia, ma ce la potremmo fare. Mi fa molto piacere la grande concorrenza che c’è tra i pali azzurri, con un Thomas Tragust strepitoso in Polonia, e con un Daniel Bellissimo che sta giocando alla grande in questo inizio di stagione. Diciamo nel ruolo più importante in campo siamo messi bene. Ed è già un bell’inizio…


LIHG: Grazie mille per la disponibilità dimostrataci allora, in bocca al lupo per la prosecuzione della sua stagione in Svizzera.


EK: Crepi! E’ stato un piacere, buona continuazione di Campionato Italiano  tutti voi.




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